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        Maria Pina Scanu

 

        Professoressa di Esegesi della Sacra Scrittura  e di Lingua Ebraica nel Pontificio Ateneo S. Anselmo  - Roma

   

           Tesi di Dottorato in Scienze Bibliche presso il Pontificio Istituto Biblico - Roma 2012:

                “Perché è detto?”. Aporie nell’interpretazione di Es 19-20 alla luce della Mekhilta de-Rabbi Yishma’el

 

            L’inizio del racconto sulla rivelazione al Sinai (Es 19-20) è disseminato di molteplici incoerenze, tensioni, lacune, ripetizioni, ambiguità nella grammatica e nella logica degli eventi narrati. Tali difficoltà si configurano come aporie in quanto, singolarmente e nel loro insieme, provocano interrogazione, pongono chi legge e chi interpreta dinanzi a ragionamenti divergenti, talvolta incompatibili, eppure parimenti fondati.

Questa ricerca si occupa, dal punto di vista letterario, del problema di varie incoerenze in Es 19-20, e specificamente indaga sul contributo di alcune interpretazioni del trattato Bahodesh della Mekhilta de-Rabbi Yishma’el, una collezione tannaitica di interpretazioni halakiche e anche haggadiche su parte del libro dell’Esodo, la cui redazione finale potrebbe risalire intorno alla metà del III sec. d. C. Le interpretazioni esegetiche haggadiche sono esaminate sulla base della teoria contemporanea dell’intertestualità, secondo alcune istanze e applicazioni al midrash, prospettate da D. Boyarin, e da altri studiosi, tra i quali G.L. Bruns, G.H. Hartman.

Nei cinque capitoli della ricerca è presa in esame una selezione di tensioni che riguardano: nel primo capitolo, la notizia del tempo dell’arrivo al Sinai (Es 19,1); nel secondo capitolo, i “luoghi” della rivelazione: la designazione del Sinai come deserto (Es 19,1.2) e monte (Es 19,11.18.20.23); il “luogo” dal quale Dio ha parlato (Es 19,18.20; 20,22); nel terzo capitolo, questioni inerenti lo svolgimento dell’evento narrato quali: i fenomeni che accompagnano la manifestazione divina (Es 19,16.18.19); la discontinuità tra la narrazione e l’introduzione del decalogo (Es 19,25-20,1); la “visione” del popolo nella rivelazione (Es 19,9a.11b; 20,18a; 20,22b); nel quarto capitolo, il comandamento di Es 20,3, e i seguenti, nel contesto dell’accettazione della sovranità di Dio; nel quinto capitolo, le connessioni tra le due serie di comandamenti nel decalogo: quelli che si riferiscono al rapporto con Dio (Es 20,2-12) con quelli sulle relazioni umane (Es 20,13-17).

I pricipali esiti della ricerca sono ermeneutici ed esegetici. La tesi, infatti, dimostra che le interpretazioni della Mekhilta de-Rabbi Yishma’el offrono, all’attenzione dell’esegesi critica contemporanea, un importante contributo per ritenere che le aporie costituiscono parte integrante del testo biblico per la produzione dei suoi significati, e che esse, attraverso l’attività intertestuale, possono essere chiarite all’interno della Bibbia come unità interconnessa e “autoesplicativa”, dialogica e polifonica.

  

       

           Tra le pubblicazioni si segnala:

                              «Giobbe», in La Bibbia PIEMME, Ed. Piemme, Casale Monferrato (AL) 1995, 1116-1186.

                                        Commento esegetico-teologico al libro di Giobbe. L'Introduzione spiega come l'opera può essere letta nello sviluppo del duplice intreccio narrativo di azione e di rivelazione. Nella Conclusione, fra i vari significativi contributi dell'opera nel contesto storico e teologico-sapienziale dell'Israele postesilico, si delinea anche come nella vicenda della prova di Giobbe emerge il motivo della fiducia di Dio nell'uomo e della fedeltà dell'uomo a Dio.

 

                         

 

 

          Altri recenti studi sono pubblicati nella rivista:

   Parola Spirito e Vita (EDB, Bologna)

  
 

                                                      

 

 

 

 

 

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